La sperimentazione “I Care” nasce nei pensieri due anni fa con la pianificazione delle azioni di Comunità della Salute (CdS), un progetto sovracomunale con 20 partners in rete, che si sviluppa nei Comuni di Ciserano, Levate, Osio Sopra e Verdellino, cercando di riportare al Centro individui, famiglie, scuola, volontariato nella promozione della Salute; per porre un argine alla carenza, smascherata della pandemia, di presa in carico territoriale dei bisogni socio-sanitari delle persone.


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Doveva essere una brochure poi, ha prevalso l’utopia (intesa come luogo bello) ed è diventata una rivista. Una rivista in cui persone dall’età prescolare a quella della scuola secondaria dei 4 paesi e a quella in cui si è nonni scrivono, di cura; in cui famiglia e scuola sono protagonisti e destinatari allo stesso tempo, come dovrebbe avvenire in una comunità che riprende ad essere promotrice della salute.

Salute intesa non come una “roba da dottori” ma come capacità di apprendimento nel convivere con i propri limiti, in cui risultano ugualmente importanti le componenti biomediche, psichiche, sociali, ma anche quelle esistenziali e spirituali.

Per cui si parla con leggerezza “Calviniana” di vecchiaia e disabilità senza nominarle con le incredibili storie di nonno Remo e di Alex sul superamento creativo dei propri limiti. O la storia di Simone e del suo leggiadro equilibrio con la natura.

Contributi fondamentali che provengono, insieme ad altri, oltre i 4 paesi di CdS, per creare ponti.

C’è un focus necessario sulla pressante grave situazione della Salute mentale che vuole essere d’aiuto alla quotidianità di famiglie e scuola e che abbiamo legato al tema solitudine per far emergere la “relazione” come fonte di speranza da subito; questo tema è presentato con materiale didattico biomedico ma soprattutto con le storie di adulti, adolescenti, operatori grazie al supporto competente di Associazione in Strada, Fondazione Soleterre e Fondazione Istud e con il contributo iconografico evocativo degli studenti del Patronato San Vincenzo.

Perché la pratica narrativa e artistica crea legami tra le storie delle persone, tra chi soffre e chi cura in un processo virtuoso relazionale. Questa pratica favorisce la multidisciplinarietà e  dovrebbe essere sperimentata e conosciuta da tutti quelli che si occupano della cura degli altri come riconosciuto anche dall’ OMS.

Ci sono contributi di partner di riferimento per il mondo del volontariato come CSV Bergamo e ARCI.

Ci sono contributi di senso dell’Università di Bg e della Cattolica grazie a relazioni di amicizia di lunga data.

Ci sono una copertina e retrocopertina che mi commuovono; grazie alle suggestioni di Emergency emerge iconograficamente il paradosso del parlare di cura e valori e poi sostenere la guerra. E’ come se un medico proponesse a una persona che soffre di cefalea intensa il rimedio certo del taglio della testa. Ci sono dati inconfutabili su quanto la violenza sia devastante per la Salute pubblica, eppure insistentemente si parla da decenni di “guerre giuste”.

Una rivista pensata per non scadere, per unire generazioni diverse e offrire spunti in ogni riquadro e con contributi ulteriori ritrovabili online attraverso i QR code.

C’è Sguazzi OdV, capofila di CdS e motore con molti suoi volontari di diverse pagine.

Un grande grazie a tutti quelli che hanno aderito pur non cogliendo nel dettaglio il progetto nella sua globalità.

Abbiamo dimostrato che è possibile coinvolgere una collettività variegata nella promozione delle cure primarie. Perché senza cultura il miglioramento dei sistemi socio-sanitari è impossibile. Si può fare meglio, certo. Speriamo che I Care invogli altri a mettersi in gioco. Perché i territori soffrono, l’iniquità dilaga e bisogna fare presto.

Due persone speciali, volontarie di Sguazzi hanno reso possibile le pagine che leggerete con un lavoro intenso, smisurato in termini di quantità, una gratuità altamente professionale, un dono inestimabile a disposizione della Comunità Bergamasca: Barbara coordinatrice di processo della rivista, e Paola, direttrice artistica che ha trasformato ogni dettaglio grafico in un contenuto.

Mirco Nacoti, referente scientifico Comunità della salute



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