Siamo al 22 febbraio… C’è molto fermento.. Sembra ci siano dei casi di COVID-19 nel mio ospedale.. E adesso? Il telefono a forza di messaggi via chat è bollente. Non si capisce bene cosa succederà, cosa dovremo fare, come dovremo affrontare la cosa. In ospedale in pochi giorni è un delirio, la gente si ammala, i colleghi si ammalano, tutti si ammalano… Aiutoooo. Ognuno di noi in ospedale cerca di fare del proprio meglio nell’assistenza ai malati ma sembra che non basti… Passano pochi giorni e comincio a non sentirmi in forma. Sono stanca, ho forti mal di testa, mi fa male dappertutto boh.. Continuo ad andare al lavoro perché tutti dicono che tra i sintomi principali di questo virus dovrebbe esserci anche la febbre ma io non ce l’ho. Incomincio con la tosse, secca, fastidiosa. Uffa ci voleva pure questa. Sarà di sicuro la mia allergia stagionale alle graminacee.. Ma certo è sicuramente quella…si va avanti. Ma un giorno al lavoro mi sento particolarmente accaldata… mmm che strano. Non sarà nulla.. Sarò stanca. Finisco il mio turno e torno a casa. Continuo a non star bene. Vabbè proviamo sta febbre… noooo 38… Non ci credo! La riprovo. Non è un’errore. Doccia fredda, ghiacciata. L’ho preso… vedrai l’ho preso. Domani mattina al lavoro vado subito a fare il tampone… succede così che in un attimo mi trovo dall’altra parte della barricata. Il tampone è positivo… Quarantena di 15 giorni a casa… e adesso? E se peggioro? E se l’ho attaccato a qualcuno? In pochi giorni anche mia mamma comincia ad avere sintomi e io capisco al volo che è Covid. Lei ha in più rispetto a me anche l’alterazione del gusto e dell’olfatto. Ok calma. Sentiamo il medico di base.. Sono preoccupata non tanto per me quanto per lei.. E per mio papà. Cardiopatico, diabetico, iperteso. Se lo prende è un gran casino. Cerco di dare tutte le indicazioni del caso a mia mamma e spero che non si aggravi. Non potendo andare a trovare i miei genitori di persona li chiamo anche 5-6 volte al giorno per capire come stanno. In televisione è una strage e ho paura. Alcuni miei colleghi stanno malissimo e vengono ricoverati… Prego per loro. Non voglio perderli. Non voglio! Qualcuno invece lo perderò… Purtroppo..

Ma che sta succedendo? Perché? Non capisco. Per fortuna io e mia mamma riusciamo a gestire e lenire i sintomi con l’aiuto del medico di base.. Il nostro fortunatamente non si è ammalato. Non abbiamo deficit respiratori gravi e la febbre con la tachipirina è ben controllata. La consapevolezza però di essere soli, la lontananza forzata e il vederci solo via chat è pesante. Un macigno enorme. Comincio a reinventare spazi nuovi… oltre ai libri, lunghe telefonate giornaliere riempiono i vuoti obbligati da questa quarantena forzata… che diventano l’appuntamento fisso, piacevole, necessario con cui divagare con la mente. Video chat 3-4 volte al giorno col mio compagno (che fortunatamente non si è beccato nulla)… Lontani fisicamente ma così vicini con la mente e con il cuore. Tanto da dirci consapevolmente dopo qualche giorno, che non ci eravamo mai sentiti così tanto come adesso. È un continuo coccolarci con parole dolci e tenerezze infinite.. Pensa te se doveva servire un cavolo di virus per avere degli spazi di vita più umani. Nella preoccupazione generale per il dilagare impazzito del contagio, questo contatto virtuale mi fa star bene… e poi giochi telefonici assurdi con la mia nipotina che costretta a lezioni scolastiche rigorosamente casalinghe approfitta della mia costante compagnia per immaginare viaggi insieme al mare, in missione speciale sulla Luna o alla Indiana Jones, con pozioni magiche stile Harry Potter, su scope volanti dove ci sfidiamo ma come si può ben immaginare, vince sempre lei! Appuntamento fisso dopo pranzo e cena.. E guai a sgarrare.

Il tempo passa e per fortuna arriva la guarigione. Doppio tampone negativo. Ce l’ho fatta. Anche mia mamma con calma si è ripresa. Ad altri non è andata così bene. Ne sono consapevole e mi sento fortunata.

Ho ripreso il lavoro.. Negli occhi di alcuni colleghi, i più colpiti c’è molta sofferenza celata, dignitosa e contenuta come ci ha insegnato la nostra professione… distaccata, empatica sempre.. Ma che fatica. Da questa cosa ne usciremo tutti segnati profondamente nell’anima. Forse non torneremo più ad essere quelli di prima. Alcuni saranno più forti forse.. Altri rimarranno segnati per sempre. Ciò che hanno visto e vissuto sulla loro pelle è indicibile. Non vorremmo ricordare. Ma è difficile se non impossibile… Alla sera nel silenzio della notte tutto torna a farsi sentire.

Ed ora? Siamo ripartiti alcuni con più ottimismo. Altri, quelli che magari hanno perso delle persone care, di ottimismo ne hanno molto meno. Ma del resto come dimenticare.. No non si può dimenticare.

Ed io? Io non faccio progetti a lungo termine. Vivo alla giornata. Godo di ogni singolo istante bello o anche brutto che sia. Cerco di non aver paura e vado avanti. Con moderazione mi accingo a progettare le vacanze col mio compagno. Perché in fondo dobbiamo davvero provare a pensare al futuro. Il mio appuntamento telefonico fisso? Che credete, è rimasto! E dai mica si può smettere così.. E no… Anche ora che lavoro non si sgarra. Dopo pranzo e cena la mia nipotina mi chiama e stiamo al telefono anche solo 5 minuti.. Ci bastano, e dopo alcune formalità del tipo come stai? Cosa hai fatto stamattina si comincia… Zia facciamo le nostre missioni segrete? Ok. Dove andiamo oggi? E qui la fantasia non ha più confini… anche se è solo per un breve attimo.
E il mio compagno? Tranquilli sento anche lui. Troppo bello vedersi più volte al giorno anche se per pochi minuti… Certo a volte il tempo è tiranno. La mia pausa pranzo è breve e devo scegliere… tra la mia nipotina e lui.. Ma posso dirlo non è geloso 🙂 Perché sa che in fondo lui ha un posto speciale. E poi come dice sempre la mia nipotina… L’Alexino è troppo carino!

— Simoncella (Simona Plebani)


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