18 maggio 2020

Sabato scorso si è svolta l’assemblea generale di Sguazzi su piattaforma Zoom, una modalità inconsueta ma necessaria in questo periodo dettato dal Covid-19, tante le riflessioni, e i sentimenti emersi, ma un unica spinta condivisa, la voglia di riprendere a fare ciò che ci piace fare, l’attenzione alle fragilità nelle sue svariate forme nella praticità.
Di seguito il bilancio morale di Rossella che dopo 4 anni di presidenza lascia la sua carica. Un grande ringraziamento a lei per l’impegno e la dedizione assunta in questi anni.

BILANCIO MORALE ROSSELLA

16 MAGGIO 2020

E ci siamo. Eccoci qui. Son passati già 4 anni e il mio mandato, rinnovato una volta, si conclude.

Tanti i pensieri che frullano in testa, tante le emozioni ma facciamo un po’ di ordine!

Partiamo dalla condizione che stiamo vivendo, che ci è toccato attraversare…come fare altrimenti?

Per inquadrarla bene prendo in prestito un frammento di uno scritto di Giuseppe Pinto, presidente della mia Cooperativa, mio coordinatore nonché mentore ed amico:

Da un giorno all’altro, o meglio, nel giro di vite di una decina di giorni – ma in sostanza da un giorno all’altro – siamo precipitati in una condizione mai sperimentata prima d’ora. Siamo: vale a dire tutti. Tutti: vale a dire gli italiani, gli europei e, via seguendo, il mondo intero. Si chiama pandemia. Pandemia planetaria. Un’ esperienza inedita: reclusi forzatamente in casa, non potere lavorare, non potere muoversi liberamente. Inedita, ma non esattamente la stessa per tutti. Perché un conto è vivere da soli, un altro è vivere in coppia; un conto è avere figli e un conto è non averne; un conto è vivere con i propri genitori anziani e un conto vivere separati da essi; un conto è avere una casa dove abitare, un altro è vivere in una residenza collettiva e un altro ancora è non avere dove abitare. Un conto è vivere in una metropoli o una città, un altro è vivere in un piccolo paese; un conto è vivere in città, un altro è vivere in campagna o in montagna. Un conto è avere tanti soldi, un altro è averne il giusto e un altro ancora è averne pochi o pochissimi; un conto è avere un lavoro stabile e ben retribuito, un altro è avere un lavoro precario e poco retribuito, un altro ancora è non avere un lavoro; un conto è potersi permettere di non lavorare o di ridurre il proprio lavoro, un altro è non potere farlo e un altro ancora è essere costretti a lavorare in condizioni non sicure e protette … siamo tutti sulla stessa barca ma non occupiamo lo stesso posto.”

Queste parole mi hanno fatto riflettere molto.

Sulla condizione umana, sulle fragilità connaturate all’essere umano, sulle ulteriori diseguaglianze che questa pandemia ha generato, sul mio ruolo, sulla responsabilità dell’associazione che rappresento, sulle azioni che abbiamo scelto di mettere in campo e su quelle che sono rimaste chiuse in un cassetto.

Sguazzi si occupa da sempre di PERSONE, FRAGILITA’, RELAZIONI.

In questo mio bilancio conclusivo voglio proprio ripercorrerle e, in questo mio viaggio tra le parole, riscopro con voi i fondamenti del mio/nostro vivere sguazzante e i riferimenti grazie ai quali credo di essere diventata una persona migliore. 

PERSONA e FRAGILITA’

ARTICOLO 3
Obiettivi dell’Associazione:

Sguazzi riconosce il valore primario e irrinunciabile del concetto di persona indipendentemente dalle sue condizioni di vita (fisiche psichiche e sociali) e lavora alla costruzione dei contesti e dei presupposti volti a favorire in ciascuno la realizzazione della propria umanità.

A partire da quest’articolo come SGUAZZI abbiamo ragionato a lungo sul concetto di persona. Si è più volte detto: “La condizione umana è per sua natura condizione di fragilità” . Ogni persona pertanto in quanto fragile e vulnerabile può attraversare difficoltà, può incontrare la malattia, può conoscere la disabilità e la marginalità.  
Nel pieno rispetto delle differenze, nel riconoscimento dei bisogni frastagliati, mutevoli, permanenti di ogni singola persona e, nel rispetto della sua potenziale umanità (espressione della sua bellezza e valore pur nella fragilità e, a volte, grazie alla sua fragilità), abbiamo deciso di eliminare la distinzione utente (colui o colei che riceve aiuto in quanto persona con fragilità) e volontario (colui o colei che dispensa aiuto in quanto persona senza fragilità) e di sostituirlo con volontario (persona che partecipa volontariamente ad un’attività e, in quanto persona, intrinsecamente fragile) o partecipante (persona che aggiunge un pezzo all’attività comune, che mette qualcosa di proprio e, in quanto tale, originale e unico).

La differenziazione utente/volontario presuppone due rigide condizioni (difficilmente modificabili) nelle quali è poco possibile intravvedere l’aiuto/contributo che un utente può dare ad un’attività comune e, d’altro canto, vedere le fragilità che necessariamente il volontario possiede.

La visione sguazzante che propone l’essere tutti volontari/tutti partecipanti riposiziona, a mio parere democraticamente, il posto di ciascuno di noi, ci consegna parità pur nella differenza, libera dagli stereotipi e attribuisce a ciascuno potenzialità e limiti.

Per conoscerli, questi limiti e potenzialità, bisogna necessariamente incontrare l’altro, bisogna “cascarci un pò dentro”.

Questo mi ha insegnato il Laboratorio Piscina e poi Caltagirello e poi INV.

L’essere sguazzante ha cambiato il mio punto di vista, ha radicato in me alcune convinzioni, mi ha permesso di incontrare persone meravigliose che sentivo simili.

E poi la parola fragilità…fragili sono le persone, fragili sono le esistenze, fragili sono anche le fasi associative e noi ne stiamo attraversando una.

Che fase è per sguazzi? Un periodo di revisione, di rimessa in discussione, di stasi a tratti, di confronti pacati, di aspettative, di sensazioni ambivalenti forse è una stagione adulta che sa guardare con il giusto distacco ciò che ci sta accadendo?

Non ho una risposta, ogni sguazzante sta maturando una propria visione. La forza di Sguazzi però è sempre stata nelle RELAZIONI.  

Relazioni vive, feconde, di vera amicizia, relazioni conflittuali (nell’accezione più bella del termine), forti, di incomprensioni e  desideri riposti, a volte inespressi o disattesi. 

Anche le relazioni tuttavia possono essere fragili, infragilite dalla malattia, dalla pandemia o, nel caso di Sguazzi, dalla mancanza di forze e di una visione chiara rispetto al nostro futuro associativo.

E’ solo nel riconoscimento di una fragilità che è però possibile perseguire un obiettivo, dal riconoscimento di ciò che sei in quel dato momento e da ciò che puoi far nascere insieme agli altri che si può ripartire…perché da solo nessuno ce la può fare.

Mi viene in mente, a questo proposito, la frase annotata da Etty Hillesum nel suo Diario: «BISOGNA ACCETTARE LE PROPRIE PAUSE».

Proprio come le cose più importanti della creazione quale può essere una gestazione, una scoperta o un’invenzione, hanno bisogno di tempo…così gli umani cammini hanno bisogno di tutto il loro tempo, ma anche di pause, di sospensioni e di rimandi. Il rallentamento del nostro ritmo consueto può essere un’occasione per “guadagnare in profondità” e per amplificare la nostra modalità di vivere le realtà cosi ampie e variegate della nostra vita. La sfida di passare dal galoppo delle emozioni e delle sensazioni alla pacata degustazione di ogni frammento di vita, anche quando è limitato dalla costrizione della situazione, diventa un compito per crescere in umanità. Il senso chiaro di fragilità può diventare l’occasione per cogliere l’essenziale e tenersi pronti a tutto, anche a ciò che ci sconvolge…

Ci vuole coraggio quindi…coraggio a fermarsi, coraggio a lasciare e coraggio nel proseguire. CORAGGIO come azione che parte dal cuore.

Per chiudere ascolterei con voi la canzone di quel bell’uomo di Bruce Springsteen: “Dancing in the dark” tenendo a mente la frase: “You can’t start a fire without a spark” = “Non puoi accendere un fuoco senza una scintilla

Rossella Dorini


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